giovedì 1 novembre 2012

domenica 9 settembre 2012

Beppino

Beppino è uno di noi.

E come tutti noi voleva così tanto bene a sua figlia,
L’aveva vista nascere, l’aveva cullata, l’aveva abbracciata, l’aveva portata a letto, le aveva raccontato tante favole, le aveva accarezzato i capelli mentre dormiva e si era fermato a guardarla ascoltando il suo respiro.

Quante volte avevano giocato insieme; e quante volte gli aveva corretto i compiti e magari l’aveva rimprovata;
e quante volte avevano parlato e l’aveva consigliata;
e quante volte, mentre cresceva, aveva ascoltato i suoi progetti ed i suoi sogni di bambina e di ragazza;
e quante volte aveva sorriso con orgoglio vedendola diventare donna;
e quante volte si era ritrovato ad immaginare nipotini rumorosi che lo tiravano per la giacca;
e quante volte si era preoccupato vedendola uscire alla sera, soprattutto in auto.

La vita è magia, è un incredibile miracolo probabilistico; è un meraviglioso dono di Dio… Chissà. Di sicuro a volte può essere così crudele. A causa di una cellula che impazzisce improvvisamente, di una distrazione, della follia di un pazzo o di una maledetta lastra di ghiaccio. E una notte maledetta Beppino quel suo orgoglio di figlia se l’è visto rubare dal destino.

Io davvero non so che cosa avrei fatto al posto di Beppino dopo aver pianto e gridato fino a svenire.
Forse avrei  cominciato a credere in Dio e mi sarei messo a pregare con tutte le mie forze;
forse avrei venduto la casa e speso tutto affidandomi a santoni o luminari della scienza per nutrire la fiammella di una speranza sempre più tenue;
forse sarei impazzito, magari sarei scappato e chissà se avrei avuto la forza e la voglia di continuare.

Io non so che cosa avrei fatto e che cosa sarebbe stato giusto fare.

Ma chi può davvero dirlo senza esserci passato.
Se la morte è brutta, quanto orribile deve essere rivivere ogni giorno il dramma di una morte congelata;  cristallizzata nel tempo  e nello spazio; l’orrore di una morte che non passa.

Beppino è uno dei miei eroi.
Quanto coraggio ci vuole per addormentarsi consumati dal dolore ogni sera e ritrovare al mattino la forza di combattere per il diritto alla pace eterna di una figlia. E quanta serenità per sopportare i rimproveri e le accuse di tutti quelli che si illudono di sapere e che invece non sanno.

Beppino è un mio eroe perché le storie come quelle di Beppino dobbiamo imparare a portarcele dentro. Ci insegnano a riflettere e guardare le cose dal punto di vista degli altri prima di giudicare ed emettere sentenze.

sabato 26 novembre 2011

Re-regulation

Dopo la caduta del muro di Berlino abbiamo vissuto 20 anni nel segno del mito del Mercato.
Anche a sinistra abbiamo subito ed accettato passivamente l’idea che mercati privati, deregolati e liberi dalle ingerenze della collettività potessero garantirci il migliore dei mondi possibili.

Ma tutti i miti sono, per definizione, esagerazioni ed oggi difronte alla crisi finanziaria ed economica che investe l’Occidente siamo alle soglie di una nuova svolta. E’ giunto il momento di analizzare in senso critico, ma pur sempre costruttivo, quella idea di Mercato Perfetto che ha ha così pesantemente condizionato in questi anni le nostre vite.

Premetto subito che sarebbe un grave errore andare a recuperare la vecchia idea di Economia Pianificata che ha dimostrato nei fatti di non poter realizzare la sua promessa di prosperità, vera uguaglianza e giustizia sociale. I sistemi basati sulla proprieta pubblica e la pianificazione centralizzata della produzione hanno fallito a tutte le latitudini.

Non si tratta di contestare l’efficienza dei mercati privati. In Natura ed in ogni ambito delle scienze, qualsiasi forma organizzativa “top-down”, direttiva e stratificata, si rivela inefficace. Come ormai convalidato da una letteratura scientifica sterminata in Natura le strutture più stabili si sono evolute e funzionano secondo dinamiche adattive e solidi principi di auto-organizzazione: dalle cellule ai sistemi immunitari, dagli organismi pluricellulari fino al nostro cervello. Nessuno di questi si basa su flussi ordinati di informazioni e forme organizzative rigide, direttive e verticistiche. Addirittura la moderna neuropsichiatria ci insegna che neanche il nostro io e la nostra coscienza sono strutture verticistiche.
Insomma, il concetto di Pianificazione non trova spazio in Natura.

Se i mercati hanno da una parte la proprietà di poter funzionare bene è piuttosto il concetto di “deregulation” che va contestato.
Come in un’efficace metafora di Thomas Friedman i mercati sono come giardini, vanno progettati e curati con dedizione. Non basta sdraiarsi al sole ed aspettare. Lasciati a sè stessi sono ben presto invasi dalle cattive erbacce.

E nello specifico esistono almeno tre grossi ambiti in cui la “mano invisibile” mostra i suoi limiti e la comunità deve necessariamente correre al riparo imponendo un solido ed efficace sistema di regole e garanzie.

Il primo aspetto mette a nudo le stesse basi concettuali delle teorie neoliberiste. E’ la nostra stessa “umanità” a mettere in profonda crisi il mito dell’efficienza assoluta dei mercati.
Secondo l’Economia neoclassica, soprattutto nelle sue varianti ultra-liberiste, il mercato è costituito da enti razionali che, consapevoli dei vantaggi e degli svantaggi di ogni singola scelta, hanno informazioni sufficienti per prendere le decisioni migliori in funzione del proprio benessere personale. Dall’egoismo individuale di tanti piccoli “uomini-computer” emerge spontaneamente il miglior equilibrio collettivo possibile. Il problema è che, come ci insegna la moderna Economia Comportamentale, non agiamo affatto come enti razionali e nelle nostre scelte economiche influiscono fortemente emozioni ed istinti.
La conseguenza di questo nostro limite umano la viviamo ancora oggi sulla nostra pelle. Le bolle finanziarie rappresentano proprio l’estrema conseguenza dell’elevato contenuto di irrazionalità che iniettiamo nei mercati. E tutte le bolle finanziarie della Storia sono sempre seguite a periodi di intensa deregulation. Non sono affatto la dimostrazione di una crisi sistemica del Capitalismo. Sono l’evidente prova che il Capitalismo fallisce quando si gioca una partita senza regole o quando gli arbitri sono distratti.

In secondo luogo un innato sentimento di empatia verso il nostro prossimo ci impone il vincolo morale di tutelare e proteggere i più deboli, quelli che rimangono indietro, spesso vittime innocenti delle dinamiche economiche. E’ una profonda esigenza di solidarietà che ci impone un sistema di regole di tutela e garanzia.

Il terzo ed ultimo limite è dato dal problema delle cosiddette “esternalità”. Ovvero quando in un sistema di libero mercato tra i privati, i costi delle transazioni sono pagati da terzi. Questo aspetto è colpevolmente trascurato nella visione economica neo-liberista. L’esempio più  noto è proprio quello, estremamente attuale, delle conseguenze ambientali delle scelte economiche.

Tutto questo mi convince del fatto che il ruolo dello Stato è necessario e determinante. Esso deve essere arbitro attento di una partita che è giusto sia giocata da giocatori liberi ed autonomi ma sempre nel rispetto di regole chiare e condivise. E deve essere arbitro estremamente severo nel punire falli ed ogni genere di  furbizia.

La mia personale immagine di libero mercato è quella di un fiume impetuoso, che tutto trascina. Non è possibile arrestarlo ma è possibile “domare” la sua forza a nostro vantaggio e sfruttare il suo “limo” benefico per coltivare i “campi” della nostra società. Dobbiamo saper stendere la nostra rete di irrigazione e rubare la sua preziosa acqua a vantaggio della collettività.

Per questo non dobbiamo più abbassare la guardia. Dobbiamo lottare per sistemi di regole a salvaguardia dei diritti dei piu deboli, a difesa della solidarietà, a protezione degli abusi, a garanzia del futuro, ad incentivazione dello sviluppo, della tecnologia e delle conoscenze.

Un lavoro complesso, faticoso e continuativo. Le regole del mercato, i “nostri canali di irrigazione”, hanno costante bisogno di presidio e di manutenzione.
Questo è il ruolo principale della “buona” Politica.
Ed è questa la Sinistra che vorrei.

lunedì 31 ottobre 2011

Delirio di consumi




Questo è quello che è successo una settimana fa a Roma: scene di delirio, un intero quartiere bloccato per ore, traffico, ingorghi, file interminabili ed addirittura alcune vetrine rotte.
Non è stata però a causa di una dimostrazione, di una protesta o di uno sciopero quanto invece per l’apertura di una nuova sede di Trony, la catena commerciale di elettrodomestici.
Di questo episodio sono state date diverse interpretazioni. Io mi permetto di dare una mia personale lettura. E’ la conseguenza di un corto circuito tra crisi di valori e crisi economica.
Da una parte la crisi di valori. Da “homo sapiens” ci siamo evoluti in “homo consumens”. Oggetti che fino a qualche anno fa nemmeno immaginavamo sono diventati nostri bisogni primari: televisori ultrapiatti, pc, consolle per videogiochi, ipod, iphone, ipad e poi lettori di contenuti di ogni tipo, macchine per l’espresso e per fare il pane, e poi ancora ed ancora.
Dobbiamo ovviamente sfuggire alla tentazione dei facili moralismi. La moderna tecnologia dei consumi non rappresenta in sé un male assoluto. Anzi ci offre privilegi davvero eccezionali e totalmente sconosciuti ai nostri antenati. Ad esempio è assolutamente fantastica la possibilità di andare in giro portando con sé un universo di contenuti sempre a portata di mano; poter acquistare e leggere in ogni momento qualsiasi libro senza contribuire a distruggere foreste, produrre miliardi di dischetti metallici, tonnellate di rifiuti e senza mettere in strada nemmeno un tir per la distribuzione logistica.
Inoltre molti di questi nuovi strumenti moltiplicano la socialità, amplificano le opportunità di svago, fanno esplodere le possibilità e le opportunità di arricchimento personale.

Non è più così quando, soffocati dal marketing, perdiamo il senso della misura. Ci sentiamo immediatamente menomati per essere rimasti due pollici indietro, per avere qualche Gb di memoria o qualche Mb di banda in meno, quando non abbiamo l’ultimo modello oppure la marca del momento. Finisce che non apprezziamo più le cose per quelle che sono e per l’utilità che hanno ma piuttosto per quello che rappresentano e per come ci fanno apparire. Diventiamo vittime di una vera e propra ansia da rincorsa.

Quando la crisi economica sopraggiunge e riduce il nostro potere d'acquisto, e veniamo al secondo polo del nostro corto-circuito, siamo così colti dall’angoscia di “perdere il passo”.
L’apertura di un nuovo centro commerciale che promette fantastici megasconti diventa una inaspettata àncora di salvezza, è un’opportunità che potrebbe non ripetersi più, un occasione da non perdere. E siamo disposti a tutto….

In particolare le nuove generazioni sono le principali vittime di questo vero e proprio delirio sociale collettivo. Non possiamo permetterci che si perdano in una folle rincorsa senza fine che alla distanza è solo causa di sfiancamento e senso di insoddisfazione.
Ed è importante che la Sinistra oltre a porsi gli obiettivi dell'equità sociale, della solidarietà e del diritto al lavoro si renda finalmente partecipe ed artefice di un vera e propria rivoluzione culturale fondata sui principi di crescita sostenibile e sulla superiorità dell'essere sull'avere.

domenica 30 ottobre 2011

Il rottamatore


Potrà essere antipatico, è sicuramente molto presuntuoso, è figlio di un Democristiano, ha rotto con Civati ed è andato anche ad Arcore. Ma questo non significa che non dobbiamo ascoltare quello che dice. Anche perchè c'è tanto su cui riflettere.

PARTE 1/3

PARTE 2/3

PARTE 3/£